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Da Campioni a Fanalini di Coda: Scontro di dati sul Turismo Congressuale Italiano



I dati che emergono dal 65° Report di UIA (Union of International Associations), divulgati in anteprima ai soli membri, (disponibili al pubblico da settembre), collocano l'Italia al penultimo posto nella classifica dei dieci paesi che nel 2023 hanno ospitato il maggior numero di congressi internazionali.


Un risultato che contraddice le affermazioni del Ministero del Turismo che, basandosi sui dati dell'International Congress and Convention Association (ICCA), indicavano l'Italia come leader in Europa e seconda a livello globale,.


La forte discrepanza tra i dati forniti dai due organismi non può non disorientare e aprire degli interrogativi sulla loro attendibilità.


Dall'analisi emerge chiaramente la diversità delle fonti di raccolta dati e dei metodi utilizzati. 

Mentre UIA si concentra sulla "Domanda" congressuale utilizzando un vasto database di organismi internazionali (75.000 in 271 paesi, di cui 44.714 organizzano eventi), ICCA adotta una metodologia ibrida che si basa principalmente sui dati forniti dai suoi associati (circa 900 in 92 paesi) e registra una limitata tipologia di eventi rispetto a UIA. 


Questi elementi suggeriscono che, nonostante ICCA fornisca informazioni utili agli operatori, i suoi dati non sono rappresentativi del panorama congressuale globale a causa della limitata e disomogenea fonte di raccolta dei dati, così come per la mancanza di coerenza nella campionatura.


Attribuire un'eccessiva valenza ai dati ICCA può quindi indurre a interpretazioni errate del fenomeno congressuale globale con il rischio di pericolose ricadute sulle scelte imprenditoriali di aziende e pubbliche amministrazioni.


A contrastare l’eccezionale riscontro indicato da ICCA, vi è inoltre l’evoluzione storica del fenomeno congressuale nei vari paesi presentata da UIA.


Dalla fine del XIX secolo e fino al 2007, l'Italia ha costantemente mantenuto posizioni apicali nella classifica mondiale,  per poi progressivamente precipitare  a fanalino di coda dei paesi europei a vocazione turistica. 

Analogo l'andamento delle destinazioni italiane: Roma, prima città italiana nella graduatoria, sino al 2007 si è mantenuta sempre tra le prime 6 posizioni per poi precipitare alla 35° nel 2016 e attestarsi alla 33° nel 2019.


Considerando che l'Europa tradizionalmente detiene più della metà del mercato globale (il 57% nel 2023), non possiamo non dedurre che la posizione attuale dell'Italia sia decisamente deludente.


Nel 2022 e 2023 si è registrato un lieve miglioramento nel posizionamento dell’Italia che è passata dalla 14° posizione del 2019 alla 10° nel 2022 e poi alla 9° nel 2023.

Sono dati che vanno però interpretati  con cautela, alla luce dell’eccezionalità di questi anni post emergenza pandemica in cui il mercato congressuale sta attraversando un periodo di grande prosperità, con il numero più elevato di eventi mai riscontrato dal 1950, per la convergenza sul mercato dei numerosi eventi posticipati durante la pandemia.

L'Italia, avendo subito le restrizioni più severe e, di conseguenza, un maggior numero di rinvii rispetto ad altri paesi, sta attualmente beneficiando in misura significativa di questo fisiologico rimbalzo.


E' quindi un fenomeno passeggero. Per capire il posizionamento strutturale dell'Italia bisognerà attendere (non molto) che l’attuale effetto Tzunami si sia esaurito.


Sulle motivazioni all’origine della progressiva perdita di leadership dell’Italia nel mercato internazionale dei congressi Eureka MICE International ha prodotto "Per un Cambio di Rotta" un’analisi dettagliata scaricabile direttamente dalla Library del sito a questo link.

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